WARDRIVER SU "LA STAMPA"

 

Il quotidiano "La Stampa" oggi parla di tutti noi wardriver!
Infatti, nel famoso quotidiano, a pagina 24 (sez. società) è presente un articolo contenente i maggiori modi di intromissione in una rete wifi, e descrive anche i principali modi per difendersi, toccando anche in maniera non del tutto errata il discroso giuridico che sta dietro all'attività del wardriver.
Non potendo postare tutto l'articolo, vi propongo un testo in versione ridotta dell'articolo

Molto interessante è la seconda parte dell'articolo, intitolata "la nuova frontiera del furto" 

 

Girano per le città alla ricerca di reti senza fili libere. Denunciati per «intercettazione» e pirateria informatico


    TRATTO DA "LA STAMPA" 

BRUNO RUFFILLI

TORINO
Sempre più piccoli, sempre più veloci, sempre più potenti. E sempre più senza fili: così cambiano i computer, e quelle che fino a qualche anno fa potevano sembrare trovate bizzarre per stakanovisti della tecnologia oggi sono nelle case di milioni di persone. La connessione wireless per uso domestico è ormai molto diffusa, e sono già decine di migliaia gli italiani che hanno in casa una rete wi-fi per accedere ad internet. Così non deve aver faticato molto a trovarne una il 44enne palermitano scoperto dai Carabinieri mentre dalla sua Panda si connetteva ad internet con un computer portatile. Utilizzava la rete wi-fi di una famiglia del quartiere Zisa per parlare con la figlia che vive con la sua ex moglie in un altra città. Né la storia lacrimevole né lo stato di indigenza dell'uomo hanno però commosso le forze dell'ordine, e così alla fine di giugno è partita la denuncia per intercettazione di comunicazioni informatiche e telematiche. A luglio è stata la volta di tre stranieri a Porto Torres, in Sardegna, accusati di accesso abusivo a un sistema informatico per essersi inseriti in una rete privata. Con un pc portatile si sono serviti della connessione internet di un'ignara signora, e probabilmente sono anche riusciti ad accedere a login e password di vari siti e numero della sua carta di credito.

Non sempre è reato
Se così fosse, il reato sarebbe ovviamente più grave rispetto a quello di Palermo, ma si potrebbe ancora parlare di wardriving. Che è l'attività di cercare connessioni wi-fi andando in giro in auto (se a piedi si definisce warwalking): di per sé non è un reato, tuttavia può diventarlo. Ad esempio quando si arreca un danno all'utente cui ci si connette, rallentando o impedendo il suo accesso al web (tecnicamente piggybacking), oppure quando si accede a dati sensibili, o ancora quando si scaricano file protetti da copyright o materiale pedopornografico. In quest'ultimo caso, le ricerche e le indagini porterebbero infatti al titolare del contratto, ma sarebbe assai difficile smascherare il vero colpevole. Perciò non è mai consigliabile installare una rete wireless senza protezioni: da una parte si è responsabili civilmente e penalmente per tutto ciò che fanno gli utenti collegati alla propria rete, dall'altra si rompe un obbligo contrattuale col fornitore che vincola a non cedere a terzi la connessione internet. In questo caso, infatti, ci si trasformerebbe in una sorta di provider privato che fornisce accesso pubblico al web: ma è illegale, senza un’esplicita autorizzazione. E allora è bene difendersi da intrusioni indesiderate; è vero che hacker e smanettoni sono spesso capaci di recuperare login e password di rete, ma non per questo non bisogna provarci: si calcola che in Italia quasi due terzi delle connessioni wi-fi casalinghe siano accessibili senza dover forzare alcuna protezione.

Come difendersi
Alcuni accorgimenti sono banali norme di buonsenso, eppure sono in pochi ad adottarli: cambiare di frequente la password di accesso, sceglierne una che non sia il proprio nome o la data di nascita, ricordarsi di spegnere la connessione quando non serve e ricorrere al vecchio cavo quando ci si connette a siti che richiedono l'inserimento di dati sensibili. Chi è più esperto di computer potrà modificare l'indirizzo IP e utilizzare una crittografia WPA o WPA2 invece della più vulnerabile WEP. Meglio, insomma, affidarsi alle proprie competenze informatiche che alla legge: nonostante le denunce di quest'estate, in Italia manca un quadro normativo ben definito che definisca i reati connessi al wardriving. All’estero la situazione è diversa: nel Regno unito, ad esempio, da tempo vige la linea dura e la scorsa settimana a Londra un uomo di 39 anni che ha utilizzato senza autorizzazione una rete wifi privata è stato arrestato. Rischia fino a tre anni di carcere.

La nuova frontiera del furto

VALENTINA FREDIANI
Dal punto di vista giuridico il wardriving viene inteso come una attività atta a intercettare connessioni wireless altrui, per accedere a contenuti altrui o per sfruttare connessioni. In entrambi i casi sono ravvisabili condotte perseguibili.

La prima norma da richiamare è quella relativa alla punibilità in caso di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico. Non sempre il wardriving configura di per sé tale reato, ma lo integra solo qualora comporti una attività di accesso abusivo (rimozione di misure di sicurezza o trattenimento nella rete in palese contrasto con la volontà del titolare). Taluni ritengono pertanto non integrabile il reato nel caso in cui il wardriver non incontri misure a protezione della rete (con tacita rinuncia del titolare al diritto di escludere dall'accesso i terzi).

Altro reato rilevante è quello di intercettazione di comunicazioni informatiche e telematiche, perseguibile in quanto delitto contro la inviolabilità dei segreti; ma non è detto che l'attività di wardriving abbia come obiettivo l'intercettazione: il più delle volte lo scopo è quello puro e semplice di sfruttare una connessione altrui. Connessi a questa fattispecie sono anche i reati di installazione di apparecchiature atte ad intercettare, e quello di violazione della privacy, ma anche qui solo in caso di effettiva intercettazione di contenuti delle comunicazioni, non sussistendo altrimenti alcuna violazione di segretezza.

Può poi configurarsi il reato di sostituzione di persona: navigando con una connessione altrui in genere il proprio IP viene nascosto, e la connessione è riconducibile al titolare della rete che il wardriver sta sfruttando al fine di procurarsi una navigazione gratuita ed anonima.

Di contro, il navigatore illegittimo potrà dover rispondere per lo sfruttamento della connessione altrui con diminuzione di potenzialità di navigazione da parte del legittimo titolare. In questo caso potrà configurarsi una diminuzione della disponibilità di banda di connessione o di tempo disponibile, verificandosi un furto; inoltre, il wardriver impossessandosi della connessione altrui, genererà a suo carico anche una responsabilità civile per aver cagionato un danno economico al titolare della rete.

In linea generale possiamo dire quindi che non sempre il wardriving costituisce reato, ma solo al verificarsi di specifici presupposti: la perseguibilità a priori di questa attività appare quindi non sostenibile.
*www.consulentelegaleinformatico.it

 

 

 


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